la via delle arance

Erano anni che passavo da una vecchia stazione abbandonata e mi aveva sempre affascinato particolarmente, il suo nome è Mandarano. Fino a quando un giorno, spinto dalla mia continua ricerca sui luoghi abbandonati, sono andato a fotografarla. Quel giorno l'incontro con un pastore della zona fu straordinario. Mi raccontò che quella non era solo una stazione singola ma faceva parte di una linea ferroviaria ormai abbandonata dal tempo e dagli uomini, e che vi erano tante altre stazioni facenti parte della stessa linea, anche esse abbandonate, era “la via delle arance”. Scopro che questa linea, la Motta S. Anastasia-Regalbuto, sopravvissuta solo grazie al traffico delle arance originato dalla ricca presenza di agrumeti della zona. ha sempre avuto un’importanza marginale nella rete siciliana, ed a dimostrazione di ciò la sua chiusura non ebbe enorme risalto.
La linea Motta - Regalbuto fu aperta dapprima per il tratto fino a Schettino, mentre per il successivo fino a Regalbuto si dovette attendere gli anni ’50. L’inaugurazione del primo tratto, comprendente la stazioni di Agnelleria, Ritornella e Paternò, avvenne nel 1934, e già erano in corso i lavori per il successivo tronco fino a Regalbuto ma soltanto nel 1952 avvenne l’inaugurazione del rimanente tratto, comprendente le stazioni di Mandarano, Carcaci, Leto, Sparacollo e Regalbuto.
Ma tutto ciò durò solo per pochi anni, infatti intorno al 1982 il tutto si ridusse ad un ad un'unica corsa mattutina,e nel 1984 il traffico viaggiatori viene definitivamente soppresso. Nel 1987 vengono disabilitati gli impianti di Schettino e Carcaci, mentre nel 1989 è la volta di Agnelleria e Mandrano. Dal 1993 in poi, con la disabilitazione della stazione di Schettino, lentamente cala il sipario sulla linea.
Oggi tutto ciò è ridotto ad uno spoetizzante insieme di stazioni abbandonate lasciate li, ferme, immobili, vittime inconsapevoli dell'abbandono da parte di un uomo incapace di vedere al di la del mero ritorno economico. Ma i luoghi non muoiono, non scompaiono, restano li con tutto ciò che rappresentano, i luoghi non vivono solo grazie all'uomo ma mantengono una identità propria, indefinita, che li fa sopravvivere grazie ai ricordi. Si inizia così un viaggio senza treno, il treno siamo noi, il silenzio dei luoghi ce lo ricorda ...allora aspettiamo la prossima corsa, chiudiamo gli occhi... si parte.

di Fabio Savagnone